Lo spazio si propone come una situazione di consapevole rottura nel contesto altrimenti bon ton degli altri negozi di Via Condotti. Il progetto risulta così essere un intervento lontano da ogni omologazione del gusto e delle mode, ma indica piuttosto come pur partendo da una base tradizionale (i palazzi e gli spazi neoclassici che caratterizzano il centro di Roma) si possano percorrere vie di comunicazione alternative nel linguaggio dell’Architettura e del design.
Al metallo cromato è stato riservato un ruolo risolutivo nel progetto, non solo per la sua valenza di non colore e per l’esperienza tattile di uniformità cui la sui immagine è legata. Esso contribuisce a spezzare l’uniformità del bianco assoluto che riveste pareti, soffitti e pavimenti, accompagna la mano dell’architetto negli interventi strutturali e crea un ambiente in cui la voluta dissimulazione dei volumi reali si amplifica attraverso una sapiente distribuzione degli specchi e una scenografica moltiplicazione degli elementi illuminanti.
(Interni, Maggio 2002)






