piastrella-bigARCH +
n. 1 – Febbraio 2009

Un sistema per esporre, appendere e appoggiare prodotti d’abbigliamento è un tema che in studio abbiamo affrontato molte volte e che viene misurato spesso in metri lineari di “tubo” e mensola.

Per la catena di negozi HONG YING a Pechino ho cercato di integrare la natura del prodotto da esporre con la natura del luogo e la cultura millenaria della ceramica cinese.

Insomma, avevo voglia di provare a lavorare con ceramisti locali per realizzare un elemento modulare che unisse la praticità della ripetizione flessibile al prodotto artigianale.

Ho disegnato delle unità espositive come degli armadi aperti su due lati e che appoggiano su ruote, all’esterno in legno ed all’interno con due pannelli verticali da rivestirsi in piastrelle da cinquanta centimetri per venticinque, posizionabili in verticale o orizzontale.

Dietro ai pannelli verticali un sistema d’illuminazione fluorescente rivela il fondo interno del mobile laccato in violetto e rende il tutto più sospeso e leggero.

La piastrella in ceramica presenta una protuberanza a vulcano nel centro e quattro fori di fissaggio agli angoli. Nel foro centrale si fissa un cilindro a vite in acciaio al quale si possono avvitare i tubi per reggere i vestiti o le mensole in materiale acrilico.

I quattro fori negli angoli della piastrella servono per il fissaggio della stessa alla superficie. La piastrella può essere utilizzata anche come rivestimento a parete di natura decorativa o con funzione espositiva attraverso una serie di accessori in acciaio da fissare al suo centro.

Ad un paio d’ore d’auto dal centro di Pechino si trova il piccolo stabilimento artigianale specializzato in ceramica dalle “forme strane”, come dicono loro, in realtà la loro produzione principale riguarda le bottiglie dalle mille forme (zucca, pipistrello, fiore, farfalla, ecc..) che contengono una sorta di vino liquoroso alla prugna, ideale per bilanciare la natura Yang dell’anatra laccata con le sue proprietà Yin. Lasciare Pechino vuol dire avventurarsi in una Cina più vera fatta di campi e boschi, piccoli capannoni e casette basse dove la bicicletta e i suoi vari carretti agganciabili sono un ottimo sistema di trasporto e dove le strade asfaltate lasciano spesso spazio a sterrati aridi o fangosi a ribadire gli effetti del clima stagionale. In fondo ad una stradina color terra cotta fra le oche che passeggiano libere si trova il nostro stabilimento a conduzione famigliare dove tutti sono un po’ più marroni degli altri, la polvere vola e si posa.

Vari gradi di parentela e generazionali collaborano alla realizzazione dei pezzi in ceramica ed è difficile distinguere lo spazio del lavoro da quello dell’abitare in un clima sereno e dedito alle alchimie dei forni caldi e degli impasti molli. E’ come entrare in una grotta scavata nella sabbia dove tutto è opaco e marroncino e dove la luce è filtrata dalla polvere della terra. È incredibile come dei manufatti così lisci e lucidi nascano dal ruvido e dall’opaco ed è incredibile pensare che varie essenze di legno usate per riscaldare i forni diano risultati così diversi. Come sempre si incontrano Cinesi cordiali e curiosi un po’ stupiti dalla presenza del sottoscritto “muso pallido” e per di più interessato al loro lavoro. Tazza di tè per rompere il ghiaccio anche se la temperatura esterna è di 35 gradi e quella interna indefinibile. Il problema principale della nostra piastrella è il cambiamento di spessore nella parte sporgente e nonostante le difficoltà linguistiche ci capiamo su come apportare migliorie. Io e il signore con i baffi siamo molto contenti di riuscire a togliere un po’ di materiale da sotto la sporgenza nonostante si riesca a mantenere la parte cilindrica in tutta la sua lunghezza. Troppa terra in quel punto faceva crepare il materiale che si cuoceva in momenti e modi diversi. Lo stampo è di legno, levigato a mano fino ad ottenere una superficie continua e morbida, senza spigoli, salti e cambiamenti percepibili al tatto e alla vista. Con uno stampo così si riescono a fare mille, mille e cinquecento piastrelle poi un po’ si rovina. Per i nostri quantitativi è perfetto. Per capirci sulle finiture superficiali e di smaltatura mi fanno vedere degli strumenti stranissimi del diametro di circa 15cm. che servono per fare massaggi stimolando i punti dell’agopuntura, ruote in ceramica con un foro centrale e dentelli con diverse sporgenze e distanze, il tutto delicatamente arrotondato, la ceramica odia gli spigoli! Colore, forma e finitura sono decisi e io me ne vado con in regalo due dischi-ruota per massaggio che un giorno, forse imparerò ad usare.

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